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AREA SCUOLE

LA STAGIONE @ N.E.T.

COMUNE DI ASTI

TEATRO SCUOLA 2017-2018

@ N.E.T. – AT Nuove Esperienze Teatrali

novembre 2017 – aprile 2018

 

coordinamento e direzione artistica CASA DEL TEATRO di Via Goltieri

diretta dal TEATRO DEGLI ACERBI e N.I.G. - ALESSIO BERTOLI

 

con il contributo di Fondazione C.R.Asti

in collaborazione con

Comune di Asti – Assessorato alla Cultura e Manifestazioni

Fondazione TRG Onlus - Progetto Teatro Ragazzi e Giovani Piemonte

Fondazione PdV – Circuito Regionale Multidisciplinare

@N.E.T. - AT Nuove Esperienze Teatrali

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è una proposta variegata di spettacoli che si terranno presso 

LA CASA DEL TEATRO 1

IL TEATRO GIRAUDI

IL TEATRO ALFIERI

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LE PROPOSTE NELLA VOSTRA SCUOLA

@SCHOOL

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@school 

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è una proposta di carattere didattico formativa che nasce con l’intento di proporre dei percorsi che affianchino le normali lezioni.

L'idea consiste nel far intervenire degli attori professionisti nelle singole classi per una lezione/rappresentazione inerente a tematiche ed autori che i ragazzi si troveranno ad affrontare o hanno già affrontato durante il percorso scolastico.

Un vero e proprio dialogo con gli studenti, integrato con brani recitati dal vivo dagli attori, scelti ad-hoc per ogni specifico intervento.

L’attività viene condotta in presenza dell'insegnate durante le normali ore curricolari: non si tratta di una rappresentazione passiva di una singola opera o di un suo estratto ma di un’esperienza che coinvolgerà gli studenti attivamente in una attività laboratoriale.

L'attività intende affiancare i docenti e far conoscere agli studenti in modo divertente alcuni testi o tematiche. Vedere i personaggi interpretati dal vivo ha sugli allievi un impatto e un coinvolgimento superiore rispetto alla semplice lettura. Le lezioni, assumendo un andamento meno cattedratico permettono un approccio più accattivante che aiuta gli studenti ad accostarsi con maggior chiarezza e interesse ai contenuti propostI

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FACEBOOK Casa del Teatro Asti

TWITTER @casadelteatroat

 

FACEBOOK NIG - Nuove Idee Globali

TWITTER NIG @NigCultura

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Info:

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Alessio Bertoli cell: 3663926785

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Massimiliano Pucci cell. 388/9775787 (Orari : dalle ore 9,30 alle ore 17,30)

SI E' CONCLUSA CON SUCCESSO LA STAGIONE 2016/2017

12 spettacoli tra Casa del Teatro 1 e Spazio Kor, con 43 recite, in tutto 24 giorni di programmazione a cui hanno partecipato circa 3.500 studenti e 250 insegnanti delle scuole astigiane. 

http://www.lastampa.it/

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I NOSTRI

SPETTACOLI

IN STAGIONE

@N.E.T.

alla Casa del Teatro 1

@school

nella tua scuola

HORST RIPPERT

l'uomo che uccise il Piccolo Principe

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fuori stagione

a richiesta

366 3926785

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PASSA IL FAVORE

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I MATTINI PASSANO CHIARI

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LE NOSTRE PROPOSTE 

LABORATORI TEATRALI NELLE SCUOLE

Progetti che abbinano pedagogia e valore artistico, cultura e formazione, spettacolarità e educazione civica.

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Il teatro può essere un formidabile strumento pedagogico di supporto alla famiglia e alla scuola.

Il teatro è intrattenimento e cultura.

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CORSI DI LETTURA ESPRESSIVA ED INTERPRETATIVA

 PER INSEGNANTI

Nella scuola sono presente ottime insegnanti che leggono in modo scorrevole, espressivo, con riguardo alle pause della punteggiatura, ed insegnano questo ai loro alunni, MA per far sì che i propri studenti provino il gusto dell'ascolto, NON BASTA. Che dire poi della dizione? Chi non ha inflessioni dialettali?  

LABORATORI TEATRALI PER INSEGNANTI

Catturate l'attenzione dei vostri allievi con una nuova verve.

Da anni il teatro è al centro di una pratica sociale interessata a farne uno strumento didattico più che un soggetto artistico. In diversi paesi europei insegnare con il teatro rientra ormai in una riforma assimilata anche dalle istituzioni e non è più solamente la scelta ‘creativa’ di un singolo docente. Si è visto che il teatro è utile per insegnare non solo la letteratura ma anche le scienze o la matematica

INFO

ALESSIO BERTOLI

alessiobertoli@gmail.com

366 3926785

LINK DI APPROFONDIMENTO

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  • IL TEATRO SARÀ PRESTO UNA NUOVA MATERIA SCOLASTICA

     

  • EDUCAZIONE

  • 21 APRILE 2016

    DI PRISCILLA MANCINI

 

  • Che il teatro abbia peculiarità terapeutiche è risaputo. Oltre che una nobile arte dalle origini antiche, il teatro è anche un modo concreto per superare le proprie paure, i propri disturbi e le proprie ansie. La dramma terapia, ad esempio, è un ottimo esempio di come si possa insegnare, attraverso esercizi mirati a gestire le emozioni.

    E non solo come terapia, ma anche come arte in sé, i teatro fa bene ai grandi, ma anche ai piccini! Ecco che, allora, sempre più spesso insegnanti ed educatrici lo usano nelle scuole (già a partire dalla scuola dell’infanzia), come attività collaterale al programma didattico.

    Il teatro presto nuova materia nelle scuole

    Di poche settimane fa, in concomitanza con la Giornata mondiale del Teatro (27 marzo), è la notizia che questa disciplina entrerà ufficialmente nell'offerta formativa delle scuola. Il Sottosegretario del Ministero dell’Istruzione, Davide Faraone, infatti, ha presentato le linee guida per l’utilizzo didattico del teatro all'interno delle scuole. Come lui stesso afferma: “Bisogna uscire dal campo della sperimentazione estemporanea e far sì che il teatro diventi esperienza curricolare a tutti gli effetti”.

    Sicuramente, l’idea di incentivare e sviluppare la creatività nelle scuole, incontra il favore di dirigenti e docenti, che potranno contare sulla collaborazione anche di esperti del settore.

    Come afferma ad esempio Angela Campone, dirigente scolastico dell’Istituto Comprensivo “De Amicis” in provincia di Napoli, a cui è stato assegnato il premioScrivere il Teatro: “Insieme ai docenti, abbiamo creato laboratori teatrali e di sceneggiatura, essendo in piena terra atellana, e dunque dentro una tradizione antichissima. Oggi raccogliamo i frutti, in termini di accrescimento delle competenze degli alunni, del nostro lavoro”.

    Le linee guida dettate dal Ministero, per il momento, indicano per sommi capi il ruolo della nuova materia , che dovrà essere riconosciuta al pari delle altre materie curricolari.  A queste linee dovranno seguire decreti attuativi, grazie ai quali si potrà meglio comprendere la declinazione pratica di quanto ora solo enunciato

 

 

 

 

  • 21MAR 2016   17.03

 

    OPINIONI

 

Perché dobbiamo leggere di più ad alta voce

 

Annamaria Testa, esperta di comunicazione 

 

Leggere è un’attività del tutto innaturale, onerosa dal punto di vista sia fisico (la nostra vista non è fatta per stare a lungo focalizzata su una pagina o uno schermo) sia mentale. Decodificare una stringa di testo impegna diverse aree cerebrali in vorticose operazioni di riconoscimento dei segni, conversione di quei segni in suoni, ricordo delle parole che a quei suoni corrispondono, e interpretazione.

Nonostante l’oggettiva fatica della lettura, molte persone, e anche la sottoscritta, stentano a capire come si possa volontariamente rinunciare al piacere, al conforto e all’avventura di leggere, e restano fermamente (direi quasi: religiosamente) convinte che la lettura sia un’attività non solo indispensabile, ma altamente gratificante. Però molte più persone (la maggioranza, almeno nel nostro paese) sono altrettanto certe che non lo sia. Infatti, secondo gli ultimi dati Istat, continuano a non leggere neanche un libro all’anno.

Tra i non lettori si contano anche persone scolarizzate, che tecnicamente “sanno” leggere, ma non hanno mai sperimentato (o hanno dimenticato) il piacere della lettura. Il fatto è, credo, che il piacere della lettura comincia solo quando finisce non la fatica del leggere, ma la percezione della fatica.

Pensare in modo laico e pragmatico

Insomma: il piacere nasce quando il complesso meccanismo della lettura diventa così automatico e fluido da apparirci naturale, anche se non lo è. Ma questo avviene solo se leggiamo tanto e se continuiamo a farlo con entusiasmo ed energia.

Dicevo prima: l’amore per la lettura è una passione così forte che arriva a somigliare a una religione. E gli adepti, cioè i lettori forti, tendono – secondo me per eccesso di fede – a pensare di poterla trasmettere in maniera, appunto, religiosa: “Leggi, perché è la cosa giusta da fare e te lo dico io!”.

La lettura ad alta voce è, infine, uno straordinario, e temo invece sottovalutato, strumento didattico

Ma se si vuole ottenere qualche risultato, specie in un contesto difficile come quello italiano, conviene pensare e progettare in maniera del tutto laica e pragmatica.

Dire a un adulto non lettore che dovrebbe cominciare a leggere perché è bello e prima o poi ci proverà gusto, è controintuitivo e paradossale: i suoi ricordi di lettura scolastica dicono probabilmente qualcos’altro. La sua attuale e men che sporadica esperienza di lettura è del tutto diversa. La soluzione brillante sarebbe riuscire ad anteporre, valorizzandolo, il piacere della lettura alla fatica del leggere: c’è un modo per farlo, credo, ed è l’assai sottovalutata lettura ad alta voce.

Si può fare sia in piccoli gruppi, sia per radio, sia in grandi occasioni pubbliche: quelle che, tra l’altro, hanno portato migliaia di persone nelle chiese e nelle piazze a sentire Dante, letto da Sermonti o da Benigni. L’unica condizione è che chi legge sappia e voglia farlo senza birignao, cioè in modo privo di enfasi leziosa. E senza “salire in cattedra”.

Ma la lettura ad alta voce non è solo una maniera per conquistare non lettori, o per incoraggiare i lettori deboli. È anche, come scrive The Atlantic, un’arte intima e perduta che può essere riscoperta, anche tra lettori sicuri di sé, per condividere l’emozione speciale di un libro. Ed è il modo migliore per avvicinare i bambini ai libri. Per ampliare il loro vocabolario. Per migliorare la loro competenza emotiva. Per entrare in relazione con loro. Per farne, da grandi, dei lettori. Ma almeno questi fatti, per fortuna, sono ormai ampiamente noti.

Passione e incanto

 

La lettura ad alta voce è, infine, uno straordinario, e temo invece sottovalutato, strumento didattico.

Ne ho esperienza diretta e, nonostante sia passato un sacco di tempo, assai vivida.

Siamo verso la fine degli anni settanta e frequento lettere all’Università Statale. Quell’anno il corso di letteratura moderna e contemporanea, tenuto da Sergio Antonielli, verte sulle opere di Carlo Emilio Gadda. È un autore tanto affascinante quanto ispido e complicato. Le lezioni hanno una struttura ricorrente: per tutta la prima parte Antonielli non fa altro che leggerci Gadda a voce alta. Nella seconda parte, che è più breve, spiega.

Quelle letture, tenute in una grande aula che se ne sta in assoluto silenzio, catturata, sono straordinarie. Sono i toni, le pause, gli accenti e i colori della voce di Antonielli a dare ai testi non solo comprensibilità, indicando quel che i testi “vogliono dire”, ma anche fascino, verità, vigore, passione e incanto.

Solo dal modo in cui Antonielli dice il nome “Ingravallo” noi, seduti ad ascoltarlo, sentiamo (e non con le orecchie, ma attraverso un’emozione) di che umore è il commissario in quel punto della vicenda. È la voce che legge a trasmetterci la furia implacabile che anima l’invettiva di Eros e Priapo. A dirci che cos’è davvero La cognizione del dolore.

Gli apparati critici vengono dopo.

Porto l’opera omnia all’esame e mi prendo una lode di cui vado ancora sommamente orgogliosa. Non ho mai letto né studiato con maggior entusiasmo. Se oggi rileggo Gadda, a distanza di quarant’anni, sento ancora la voce di Antonielli.

 

PER SAPERNE

DI PIU'

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